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Il Silenzio

Aggiornamento: 10 giu

di Mariarosa Greco


Siamo costantemente immersi in un mondo che produce. Produce pensieri e emozioni come anche oggetti, azioni, idee. Tutta questa energia per produrre, rende difficile il Silenzio.


Cosa è il Silenzio?

È l’assenza di suoni esterni o di pensieri interni o c’è qualcos’altro? È anche uno stato dell’essere che predispone ad accogliere nuove conoscenze. Il silenzio porta alla ricerca. Se nell’immediato può far pensare ad una condizione passiva, è un modo attivo di   entrare con sè stessi e molto velocemente.

Meditare, acquietando emozioni e pensieri, permette di addestrarsi nel Silenzio e godere del tempo presente. I pensieri che produce la nostra mente si collegano alla vita già passata, fino a un attimo prima del presente, oppure al futuro (cosa farò, cosa dirò, cosa proverò…).




Laddove finisce la mente, inizia la meditazione.
Il Silenzio

Il Silenzio sul piano del Corpo

Il Silenzio nel piano del corpo è la fermata, l’opposto del movimento senza nessuno al posto di comando. Se lasciamo fermo un bicchiere di acqua torbida, i detriti si depositeranno sul fondo, e dopo poco l’acqua sarà limpida. Se lasciamo il corpo fermo, affiorerà quella leggerezza che in genere è imprigionata in un corpo appesantito principalmente dalla mente che produce costantemente pensieri, sensazioni e emozioni fisiche.

Il Silenzio si può realizzare partendo anche da movimenti lenti e consapevoli del corpo, accompagnati da una respirazione regolare, silenziosa e profonda.

È necessaria la condizione di silenzio esteriore per favorire l’esperienza del silenzio interiore.


Il Silenzio sul piano della Mente

Il Silenzio nel piano della mente non è solo non parlare, ma anche usare poche parole comunicando qualcosa.

Silenzio è anche mettere in discussione valori, credenze, certezze basate su condizionamenti sociali. 

Silenzio è anche saper ascoltare, accogliere senza giudizio ciò che arriva, in antitesi alla chiusura di quando presumiamo di aver capito o riteniamo di avere già le soluzioni. In ogni caso la mente elaborerà e giudicherà, dunque visto che “parlerà” ugualmente, sta a noi, alla nostra scelta consapevole fermarci ad accogliere nel silenzio.

La pratica del silenzio come condizione per l’emersione della coscienza è comune a molte vie. Ad esempio nel buddismo la mente è la radice di ogni cosa: creatrice della felicità e della sofferenza, del samsara e del nirvana. Nel buddismo tibetano si legge “Non cercate di troncare la radice dei fenomeni, troncate la radice della mente”.  La mente tutto sa e quello che non sa tende a negarlo, ad escluderlo, oppure a crearlo. Essere consapevoli di non sapere e dunque non escludere niente è senza dubbio non solo un modo consapevole di relazionarti con la vita, ma anche di goderti momenti di vita in totale tempo presente.

Il Silenzio è anche un modo diretto per trasformare egocentrismo e presunzione di sapere e avere risposte invece che domande.

Nel silenzio riusciamo a relativizzare il potere della mente, osservando abitudini e accorgendoci dei numerosi momenti quotidiani in cui  creiamo interpretazioni soggettive sulla vita e l’universo.

Laddove finisce la mente, inizia la meditazione.










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