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Origini- Storia del Collegio Filosofico Laforghiano

La Seconda Generazione

La seconda generazione del C.F.L. fu caratterizzala da sistema di approccio all'Istituzione del tutto irregolare, infatti per circa due anni non vennero promossi dai gruppi dei corsi di Esoterismo. Si stavano costruendo i Consessi, i leaders mancavano di quadri d'appoggio, ossia fratelli in grado di appoggiarli nel lavoro didattico, e quindi era impossibile aprirsi al mondo profano in modo organico. Ragion per cui il reclutamento avveniva in modo empirico, con contatti basati sulla simpatia e la comunità di opinioni, a cui seguitano interviste ufficiose alle quali partecipavano anche fratelli che non avevano la minima idea di quello che si volesse ottenere dal candidato, e che quindi se ne uscivano con interventi cervellotici e imbarazzanti che finivano di confondere le idee al malcapitato.

 

Con un approccio del genere era ben difficile immaginare quello che c'era dopo la Grande Esperienza, e infatti tutti i componenti di questa generazione di laforghiani, chi più chi meno, dopo il loro ingresso hanno perso del tempo prezioso per capire dov'erano finiti; qualcuno di loro ne perse troppo e si trovò staccato e orinai incapace di riprendere contatto col gruppo. L'Istituzione stessa in questo periodo si trovava a subire un notevole contraccolpo poiché stava praticamente raddoppiando i suoi quadri; pensate che fra il novembre 1973 e marzo 1974 entrarono a farne parte ben sette fratelli: Giancarlo T., Maria Pia F., Claudio 3., Agostino 3., Sandra G., (iniziata il Giorno della Cometa), Luciano R. e Roberto M; non è uno scherzo per un gruppo di soli tredici individui.

 

Oltre tutto a questi nuovi membri si chiedeva una impostazione iniziatica meno spontaneistica nonché una corretta applicazione decanomica e dottrinale; questo doveva causare nei nuovi fratelli l'insorgere di notevoli resistenze nei confronti di alcuni dei "primi nove" che, a parer loro, pur fregiandosi del III Livello avevano enormi difficoltà di adeguamento. Naturalmente, queste resistenze sfociavano in aperte critiche. Umberto S. non riuscì a sopportare questo linciaggio morale e preferì dare le dimissioni; Patrizia palesemente nell'impossibilità di adeguarsi, fu sospesa per sei mesi di ripensamento e successivamente, dopo essere rientrata come II Livello, chiese e ottenne la sospensione illimitata. Intanto Giancarlo B., in occasione del Sole d'inverno 1974, incominciò a porre le basi di quella che sarebbe stata l'Assemblea dei Membri Regolari e Onorari. Nacquero gli Arenghi si formò il Consiglio dei Rappresentanti, il primo Tribuno della storia laforghiana: Angelo G. collaborò con l'Antico per la realizzazione dei primi Giochi Solari.

 

Si incominciò a parlare di quello che doveva essere il Patto Sociale tra i laforghiani. Il C.F.L. stava per diventare una Società Iniziatica completa, ma questa possibilità sconvolse completamente Sergio M., già da tempo in preda a dubbi e paure; egli espresse il timore che l’Assemblea portasse all'interno dell'istituzione un vento di rivoluzione e di anarchia.Per questa sua posizione negativa di fronte ad un avvenimento tradizionalmente inevitabile e di così grande portata per l'istituzione, Sergio venne retrocesso al III Livello, ma rifiutò di accettare il provvedimento e quindi non mise mai più piede in tempio per non dover sedere in uno scranno diverso da quello che egli riteneva suo di diritto. In seguito, messo di fronte ad una precisa scelta, lasciò l'istituzione.Sergio M. è rimasto per noi il classico esempio dell'esoterico teorico; intelligente, culturalmente preparato, profondo ragionatore e sottile disquisitore "teologico", non era però in grado di accettare la dimensione di gruppo e nutriva profonde resistenze per ogni forma di operatività verso se stesso.

 

Gli era quindi impossibile portare avanti una scelta, quale è quella dello shan, che comporta, oltre a quello di Partecipazione, un completo e costruttivo Esercizio di Risveglio. Ma più che per il caso singolo, è interessante rilevare nel comportamento di Sergio M. una precisa dinamica che, per sua stessa natura, tende ad innescarsi all'interno del nostro gruppo. Il nostro è un Istituto Reale, e come tale, non trattiene gli strumenti partecipativi che gestisce, ma si limita ad usarli mettendoli liberamente a disposizione dei componenti il gruppo. Questa assoluta mancanza di un accentramento di potere provoca, in piccoli sottogruppi e a volte, come nel caso di Sergio, nei singoli individui, la tendenza più o meno inconscia, di creare dei centri di potere alternativi all'interno dell’Istituzione. Nel caso specifico di Sergio M. l’azione non si limitò ad una dissidenza individuale alla linea di conduzione del C. d.A., ma si allargò in tentativi di contaminazione della Frangia.

 

E’ interessante meditare sul fatto che il fenomeno di accentramento involontario si è presentato varie volte nella storia del C.F.L., e che la causa è da ricercarsi nell'autorità non dichiarata del Supremo Collegio, che è l’unico garante della continuità tradizionale, ma presentandosi come un centralismo democratico permette l'insorgere di personalismi nell'interpretazione della politica istituzionale. Ma torniamo alla cronaca storica: correva l'anno 1975 e a Roma Roberto T. stava creando un nuovo coagulo; per dargli modo di concretizzarlo venne passato al IV Livello ed elevato alla dignità di Gabaon: il 21/6/1975 venne da lui fondato il Consesso Mithra-Varuna con i fratelli Elsa C. e Marco L.; successivamente entrò a farne parte anche Mario D.V.; purtroppo la distanza dalla sede centrale e quindi 1'impossibilità di un confronto costruttivo con altri fratelli che favorisse un conseguente diluirsi della dinamica interna permise all’interno del Mithra-Varuna il crearsi di una resistenza progressiva nei confronti del leader che risultò distruttiva per il gruppo e che portò al suo definitivo scioglimento circa un'anno dopo.

 

Ma a Torino nell'estate 1975 si era in piena espansione, per cui, specialmente per quanto riguardava il G.R.A.A.L., il piccolo tempio allora disponibile si rivelò del tutto insufficiente; appena nata l'esigenza, per un colpo di fortuna, Daniela Z. trovò subito una nuova sede. I lavori di riadattamento, ai quali parteciparono tutti i fratelli, incominciarono in settembre, e procedendo abbastanza celermente resero agibili i locali circa un mese dopo. Ma fu ancora nel vecchio, piccolo tempio che, in settembre, si riunì e lavorò per la prima volta il Consesso in Rituale d'Amicizia, al quale potarono partecipare per la prima volta anche i Membri Onorari. Da quando 1'Antico aveva cominciato a lavorare per l'Istituzione Laforghiana, il suo primo mattone, non aveva più fatto parlare di se, poiché mancavano il tempo materiale di occuparsene ed anche il denaro necessario per dare alla rivista quella veste attuale necessaria alla sua diffusione. Ora, nell'autunno 1975, alcuni pensarono di resuscitare la vecchia testata, non più come rivista, ma nella nuova veste di casa editrice che diffondesse sul mercato il pensiero laforghiano.

 

Venne stilata una serie di titoli, costituenti una collana di esoterismo, e si incominciò il pellegrinaggio presso le varie case editrici per piazzarla e farla stampare, ma le condizioni che vennero offerte erano inaccettabili ed allora il progetto venne momentaneamente accantonato, in attesa di tempi di maggior disponibilità finanziaria che permettesse la stampa in proprio. Comunque si sentiva la necessità di un foglio di informazione interna per il popolo laforghiano, e allora il Supremo Collegio affidò a Luciano R. l'incarico di dirigerlo: nacque così Rassegna Laforghiana.In novembre, a Spazio 4 ed Artemide venne affiancato un nuovo gruppo: il "Triangolo", fondato dai fratelli Annibale L., Franco R., Agnese S., Rosalba N. e Angelo G. Il Triangolo voleva rivolgersi ad una frangia di pubblico non ancora "coperta" dai Gruppi Filtro già esistenti: quella degli esoterici o presunti tali; infatti dibatteva temi biblici ed ermeneutici in genere, dividendo La sede con Artemide. Anche a Rivoli ci furono delle novità: Giancarlo F., resosi ormai conto che la formula di Spazio 4, cioè le tre materie statutarie, non riusciva ad imporsi nella sua cittadina, decise di tentare con un gruppo che trattasse le materie inerenti all'uomo quali, per esempio, psicologia e parapsicologia, sociologia etc., e lo chiamò "Dimensione Uomo".

 

Ma mentre le iniziative si moltiplicavano, piano piano anche gli individui sentivano il bisogno di muoversi. Il periodo a cavallo tra il 1975 ed il 1976 fu quello in cui i laforghiani incominciarono a parlare un poco di meno ed a sperimentare nuove dinamiche di tipo liberatorio. Si giocava come bambini, ci si azzuffava, ci si inseguiva allegramente e ci si toccava senza paura di romperci, ed intanto dentro di noi nasceva la timida consapevolezza di essere uomini; questo purtroppo comportava una certa nausea del compromesso, il desiderio di rapporti umani più diretti e non contaminati. Fu il momento in cui le vecchie coppie, formatesi sul modello profano, cominciarono a scricchiolare e se ne formarono delle nuove, nate nella speranza che non fossero più basate sul reciproco puntellarsi e sul non dirsi la verità perchè fa troppo male; non più coppie nel senso limitativo del termine ma "minigruppi" dinamici e aperti. Questo processo, naturalmente, non fu indolore; quelli che si aggrappavano al vecchio rapporto soffrivano come matti perchè si sentirono abbandonati; gli altri, da parte loro, pieni di rimorsi, faticavano ad adattarsi alla nuova situazione. Rassegna Laforghiana fu il terreno sul quale scoppiò la battaglia dialettica tra coppisti e non coppisti; da una parte si denunciava l’imperdonabile rilassatezza dei costumi, dall’altra si inneggiava al diritto di essere se stessi.

 

Mentre ancora infuriava la guerra coppista vennero varati i nuovi Corsi di Esoterismo, completi anche di esperienze pratiche, cioè tecniche di risveglio ed incontri di gruppo. Benché oberati da enormi problemi personali, i laforghiani erano di nuovo pronti per rivolgersi ai profani in modo organico.In estate la situazione si stava ormai normalizzando e anche se c'era ancora qualcuno che andava in giro con la faccia stralunata, la maggioranza aveva conquistato la meritata serenità. Giancarlo B., nonostante avesse avuto anche lui i suoi bravi problemi, aveva continuato a lavorare ed in settembre fu in grado di elargire ai fratelli lo Statuto dell'Assemblea che avrebbe finalmente messo la parola fine alle interminabili discussioni fra Rappresentanti e Proboviri sulla legalità o meno di qualsiasi iniziativa. Mentre moriva il 1976, anche il Triangolo e Dimensione Uomo cessavano le loro attività; in entrambi i casi la preparazione non adeguata a livello culturale dei fratelli e, nel caso del gruppo di Rivoli, anche il loro disinteresse, aveva spinto i due responsabili, Annibale L. e Giancarlo F. a sospendere le serate. Lentamente si concretizzava nella Realtà tutto ciò che per tanto tempo non era esistito che nella mente dell'Antico; il C.F.L. stava prendendo la sua fisionomia definitiva. Quelli che già ne facevano parte erano ormai un gruppo compatto, che pian piano avrebbe rigettato per selezione naturale ogni elemento estraneo; lo Statuto dell'Assemblea forniva un valido Patto Sociale, e i Gruppi filtro tentavano continuamente di migliorarsi per assolvere al meglio la loro funzione; ormai, solo chi aveva vissuto l'esperienza del Corso di Esoterismo poteva accedere all'istituzione; l'ultima eccezione fu Flavia B. il 16/1/7' dopo di lei entrarono i primi sette della III generazione di laforghiani: Giuseppe G., Silvana M., Carla B., Luciano P., Mario L., Luigina N.,e Massimo D.

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